il più grande dono è l’incertezza. il non sapere come andranno le cose ci rende capaci (o forse solo speranzosi?) di potersi trovare in qualsiasi posto di qui a un mese. la mia giovinezza finirà quando mi scoprirò intento a fare programmi che oltrepassino la settimana prossima.
lunedì ho compito, studio oggi perché chissà se domani ne avrò voglia, anzi sicuramente non l’avrò. studio oggi. oggi. adesso. ORA. “prendi il libro!”… ok sono già a buon punto: non è possibile che stando ore alla scrivania non mi venga la voglia di studiare con il libro sotto il naso. IM POS SI BI LE.
ho un appuntamento, qualcuno mi dica dove andare perché a me non viene in mente niente: che poi, preso dalla disperazione, avrei il terrore di trovarmi come una di quelle tante coppiette imbarazzate che si trovano spesso al mcdonald’s, e che -ne sono convinto- non avranno un appuntamento successivo.
tutto questo per dire che l’unica cosa certa dell’incertezza è il rischio: non sapendo né se studierò né dove porterò questa ragazza, l’incertezza mi rende potenzialmente capace di tirare fuori dal cilindro qualcosa di spettacolare, e il rischio mi costringe rovistarci dentro per cercare con tutte le mie forze qualcosa che lo sia davvero…
..basta che non sia un coniglio. un coniglio è la cosa meno spettacolare da tirare fuori da un cappello, semplicemente perché è esattamente quello che ci si aspetta, proprio come un appuntamento al cinema. ci sarà chi mi chiamerà nazista, ma il mcdonald’s non lo considero nemmeno.